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AGRIENERGIA, una sfida di civiltà. (1 in linea) (1) Visitatore
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Discussione: AGRIENERGIA, una sfida di civiltà.
#119
SinceraMente (Utente)
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AGRIENERGIA, una sfida di civiltà. 9 Mesi, 1 Settimana fa Karma: 5  
Amici carissimi, da moltissimo tempo vado scrivendo su vari blogs e quotidiani on-line che l'agricoltura ( no-food ) può, a mio modesto parere, eccellentemente fare la parte del leone nella produzione di energie alternative e rinnovabili. Ma poichè mi rendo conto che la mia, non è una fonte autorevole, meritevole di grande considerazione, ho deciso di riportare, di seguito, una puntuale documentazione che Vi invito a leggere nell'interesse di tutta la collettività. Se poi fossimo fortunatissimi, i nostri politici, potrebbero prendere spunto da questi studi per dare una svolta, in positivo, al futuro della nostra amata regione.




“AGRIENERGIA:” UN NUOVO PARADIGMA PER LE ENERGIE RINNOVABILI


Ugo Bardi

Dipartimento di Chimica, Università di Firenze

Polo Scientifico di Sesto Fiorentino,Via della Lastruccia 3, Sesto Fiorentino (Fi), Italy

ASPO (Association for the Study of Peak Oil), www.aspoitalia.net
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo



Copyright Ugo Bardi. Pubblicato on-line a www.agrienergia.it



Questo documento è una versione modificata dell’articolo pubblicato nei proceedings della conferenza “Renewables 2004” Evora, Portogallo.





Riassunto: Per millenni, l'agricoltura è stata il motore economico e il fulcro stesso della civiltà. La situazione è radicalmente cambiata negli ultimi secoli che hanno portato gradualmente l’agricoltura a diventare un'appendice un po' arretrata del mondo industriale. I prodotti agricoli sono oggi criticamente dipendenti dai combustibili fossili e dall'energia che se ne ricava per tutta una serie di esigenze che includono fertilizzanti, trasporto, refrigerazione, eccetera. Tuttavia, con i recenti aumenti dei prezzi dei combustibili e con le preoccupazioni crescenti riguardo alla loro disponibilità a lungo termine, si pone il problema di come gestire le necessità di energia del mondo agricolo mantenendo l'attuale produzione e il concetto stesso di mondo rurale. Si pone, ovvero, sempre di più la questione "sostenibilità."

Una possibile risposta è già stata data con il concetto di "agricoltura biologica" Tuttavia, sono possibili anche altre strategie complementari per sostenere l’agricoltura che si basano sulle energie rinnovabili. Le energie rinnovabili possono fornire energia per le attività agricole e, allo stesso tempo essere considerate un prodotto agricolo esse stesse, fornendo reddito per il mondo rurale. In questo senso, la produzione di energia elettrica da aree agricole rappresenta una nuova forma di agricoltura ("agrienergia") che si inserisce comunque nel concetto storico generale di "agricoltura" in termini socioeconomici, ovvero la produzione di beni economici su aree rurali che vengono poi esportati nelle città.

Il presente articolo espone il concetto di "agrienergia," ovvero la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico o altro) su terreni agricoli,



1. INTRODUZIONE


Per millenni, l’economia umana è stata basata quasi esclusivamente sulle risorse agricole. Le cose sono radicalmente cambiate negli ultimi due secoli, circa, quando il fulcro dell’economia si è spostato su un altro tipo di risorse: i combustibili fossili; prima il carbone e poi il petrolio e il gas naturale. La differenza fra un economia basata sull’agricoltura e un economia basata su risorse minerarie non è tanto una questione tecnologica quanto economica.

E’ noto che la curva di produzione di una risorsa minerale non riciclabile ha una forma “a campana,” [1-5] ovvero comincia con una fase di espansione, passa attraverso un picco (detto, a volte, “picco di Hubbert”) e poi declina fino a raggiungere zero. Questo comportamento è dovuto alla combinazione di fattori tecnologici e economici. In particolare, il graduale esaurimento delle risorse “facili” costringe gli operatori a investimenti sempre crescenti per accedere a risorse sempre più costose. A lungo andare, gli investimenti non sono più sostenibili e la produzione crolla.

In contrasto, l’andamento della produzione agricola ha, almeno in principio, la forma di una “s”. Ovvero, la produzione è basata sull’energia solare che non è esauribile e pertanto si stabilizza su un valore costante una volta che tutta la superficie disponibile è stata sfruttata. L’energia solare non è la sola risorsa necessaria per l’agricoltura; sono necessari anche humus e acqua. Queste due risorse sono anch’esse, in linea di principio, rinnovabile, ma a lungo andare possono risutare un fattore limitante quando sono usate male (6,7). Tuttavia, è perlomeno una possibilità fisica per le società agricole il raggiungere uno stato stabile.

La figura seguente illustra le differenti caratteristiche dei due tipi di curve di produzione:







Nel breve termine, l’apparente abbondanza della produzione mineraria fa si che questa appaia preferibile all’approccio agricolo. A lungo andare, tuttavia, la ricchezza che deriva dalle risorse minerarie si rivela effimera. Molto dell’attuale dibattito sull’esaurimento dei combustibili fossili è centrato sulla data esatta del picco di produzione, che alcuni vedono entro il primo decennio del ventunesimo secolo (1-4) mentre altri lo postpongono a qualche decennio più tardi. Ma qualche decennio più o meno non fa grande differenza, come illustrato nella figura seguente illustra. Il picco per i combustibili fossili è diagrammato in scala nella figura secondo le proiezioni dell’associazione ASPO (www.peakoil.net)







Una soluzione spesso proposta per rimediare all’esaurimento dei combustibili fossili consiste nel sostituirle con altri combustibili fossili o comunque con altre risorse minerarie. Questo equivale a saltare da una curva a campana all’altra, sempre sperando che la nostra ingegnosità accoppiata con una buone dose di fortuna ci faccia trovare una nuova risorsa al momento giusto. Questo è stato possibile diverse volte nel passato, ma non è detto che sia sempre possibile. Esistono, è vero, delle risorse minerarie talmente abbondanti (p. es. la fusione dell’idrogeno) da poterle considerare infinite in pratica in confronto alle necessità prevedibili degli esseri umani, ma non è detto che la fusione nucleare si riveli tecnicamente e, soprattutto, economicamente possibile entro i tempi previsti per l’esaurimento dei combustibili fossili.

In questo lavoro, esamineremo un approccio diverso al problema, ovvero la possibilità di sostituire le risorse minerali con risorse di tipo agricolo. Esamineremo come sia possibile abbandonare la curva a campana dei combustibili fossili per rimpiazzarli con la produzione costante di risorse energetiche dall’agricoltura. Questo approccio viene chiamato qui “agrienergia.”

Secondo questo concetto, l’energia, e in particolare l’energia elettrica da fonti rinnovabili, viene considerata come un prodotto agricolo del tutto equivalente ai tradizionali prodotti agricoli: fibre, derrate e simili. In questa visione, l’infrastruttura esistente per il trasporto di energia elettrica dalle centrali nelle città alle zone agricole viene utilizzata per trasportare nelle città l’energia elettrica prodotta nelle zone agricole. E’ una concezione che, in termini economici, ricalca quello che l’agricoltura ha fatto nei passati millenni: ovvero trasportare e vendere i prodotti agricoli nelle città. Inoltre, l’agricoltura che produce energia elettrica non richiede irrigazione ne fertilizzanti, non produce erosione o salinizzazione del terreno e perciò può essere utilizzata in aree marginali o inutilizzabili per l’agricoltura tradizionale.

Oltre a essere un supporto per l’agricoltura, questa strategia fornisce una logica economica agli impianti di energia rinnovabile che fino ad ora è mancata. Le rinnovabili sono state proposte come soluzioni per regioni remote o isolate, dove possono competere in termini di costi con i fossili, oppure come impianti su larga scala da collocarsi nei deserti equatoriali. Tuttavia, l’idea delle rinnovabili per aree isolate mostra forti limiti e i grandi impianti nei deserti non si concretizzano a causa degli enormi investimenti necessari. Inserendo la produzione di energia rinnovabile nell’ambito dell’agricoltura – come è già stato fatto in Danimarca e in Germania – otteniamo invece la possibilità di dare inizio a uno sviluppo che parte su piccola scala ma che ha un enorme potenzialità di espandersi fino a livelli significativi per la sostituzione delle energie fossili.



Ovviamente, la possibilità di utilizzare l’energia rinnovabile su grande scala in terreni agricoli dipende alcuni fattori critici, in particolare:



1. Uso del territorio: E’ possibile produrre abbastanza energia sui terreni agricoli senza competere con l’agricoltura tradizionale per il terreno da usarsi per la produzione alimentare?

2. Costo: Anche se considerata come un prodotto agricolo, l’energia elettrica da rinnovabili non risulterebbe comunque troppo costosa?

3. Opinione pubblica. E’ possibile che l’opinione pubblica accetti di destinare frazioni relativamente ampie di terreno agricolo per impianti per l’energia rinnovabile?



Vedremo nel seguito che la risposta a queste tre domande è, in principio, positiva e che il concetto di “agrienergia” ha un enorme potenziale sia per il sostegno all’agricoltura e al mondo rurale, sia per l’introduzione delle energie rinnovabili nel mondo.

.....continua.....
 
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Ultima Modifica: 2008/04/03 18:39 Da SinceraMente.
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