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MBIENTALISTI DEL NO.......... AMBIENTALISTI DEL NO.......... AMBIENTALISTI DEL NO......... bene, forse è ora di iniziare a parlare dell'alternativa (obbligata tuttavia).
Iniziamo dalla teoria, da questa, con un pò di "talento" si possono trarre le risposte a molti quesiti. Comunque non ci sottrarremo dal parlare di soluzioni pratiche, per questo il luogo deputato è il forum in cui verranno scambiate informazioni ed opinioni.
Prima una domanda....Quanti di chi parla di «sviluppo» e quanti dei nostri amministratori conoscono questo signore?
Qualche mese fa ad un congresso a Matera parlò di quanto segue:
«Il mondo è davanti alla sfida di una terza rivoluzione industriale, che mette insieme la produzione di energie rinnovabili e alternative e quelle della comunicazione con internet».
Produrre energia da fonti rinnovabili, significa dare più potere alle singole persone. Pensate alle celle a idrogeno che immagazzinano energia rinnovabile prodotta da impianti solari, eolici, a biomasse, che producono anche acqua. Alla possibilità di fornire direttamente l'energia alla rete utilizzando le moderne tecnologie di comunicazione. L'Europa si è posta l'obiettivo di portare al 20%, entro il 2020, la produzione di energia rinnovabile.
Ha anche detto che occorre avviare un "Piano Marshall" per le energie alternative nelle regioni meridionali e povere del mondo, dove i cambiamenti del clima e l'assenza di energia stessa impediscono lo sviluppo.
Provate a immaginare - ha proseguito - se il surplus di energia solare e eolica prodotta nel sud Italia potesse essere trasferito, attraverso la rete elettrica, nelle zone del nord Europa. Un sistema del genere sarebbe in grado di risolvere il divario tra il nord e il sud del mondo senza costi umani, sociali o economici.
Ha quindi citato alcuni italiani che svolgono un ruolo importante in UE: il presidente del Friuli Venezia Giulia Riccardo Illy, che è anche presidente delle associazioni delle regioni europee, Claudio Martini, il governatore della Toscana, e al Parlamento europeo l’ex astronauta Umberto Guidoni e Carlo Rubbia, «quattro persone che dimostrano il talento che c'è in Italia. L'Italia deve pesare a livello europeo e mondiale». Saremmo già dotati della tecnologia necessaria ad invertire la rotta (l'idrogeno è usato da 30 anni nelle stazioni spaziali).
L'economia fondata sul petrolio non ha futuro visto che, sia le previsioni più ottimistiche sia quelle più pessimistiche parlano di un rapido esaurimento delle risorse petrolifere a disposizione. Quando quel giorno arriverà, l'impatto sui prezzi dell'energia provocherà il collasso del sistema.
La Norvegia, che da sempre produce buona parte della sua energia sfruttando le biomasse e l'idroelettrico, ha poco margine di risparmio per tagliare le sue emissioni nel campo della produzione di energia. Per questo, ha deciso di puntare sul settore trasporti. Stavanger è il polo energetico nazionale ed è quindi simbolico che si potrà raggiungerla in modo pulito, rifornendosi di idrogeno prodotto con energia rinnovabile (idroelettrica, fotovoltaica, biogas, ecc.). Il corridoio è stato scelto per testare gli impianti in diverse condizioni climatiche: salinità dell'aria vicino alla costa, topografia variabile, estati calde e inverni rigidi. Il primo distributore dovrebbe già essere in funzione, gli altri saranno terminati entro il 2009. Sul corridoio si stanno testando anche autobus a idrogeno.
In Italia, nel Comune di Collesalvetti, sulla carreggiata nord della Firenze-Pisa-Livorno, è stata inaugurata la prima stazione europea con impianto a idrogeno nell'area di servizio Agip di Grecciano: si stima che l'impianto possa garantire 433 "pieni" all'anno, il che equivale a rifornire 4 veicoli che percorrano annualmente 10.000 chilometri. La stazione ottiene l'idrogeno con le fonti di energia rinnovabile installate nella stazione, cioè pannelli fotovoltaici da 20 Kw e tre pale eoliche da 20 Kw ciascuna. Questa piccola centrale d'energia rinnovabile, può anche cedere l'eventuale surplus energetico alla rete locale.
In "Economia dell'idrogeno" (Mondadori, 2002), prefigura l'inevitabile fine della civiltà basata sul petrolio, sostituita da una società dove l'energia proviene dall'idrogeno. "L'era moderna è stata resa possibile dallo sfruttamento dell'energia contenuta nei depositi di idrocarburi: carbone, petrolio e gas naturale. Tutti i progressi - economici, politici e sociali - degli ultimi due secoli sono legati in qualche misura allo straordinario aumento della disponibilità di energia determinato dallo sfruttamento dei combustibili fossili. Negli ultimi duecento anni, le società occidentali hanno utilizzato più energia di tutte le altre civiltà che si sono avvicendate nel nostro pianeta. Ma come tutte le fortune anche questa è destinata a finire".
Alcuni dei più famosi geologi ritengono che la produzione petrolifera globale possa raggiungere il picco (punto che corrisponde al momento in cui è stata già estratta la metà delle riserve stimata di petrolio disponibile – EUR, Estimated Ultimate Recoverable Reserve -), e cominciare un rapido declino a partire dalla fine di questo decennio. Insieme al tramonto dell'era del petrolio, si avvicina per l'umanità la necessità di una svolta epocale che determinerà il futuro non solo economico e geopolitico, ma anche quello sociale ed ecologico.
Se alla luce di tale ipotesi si considera il fatto che i produttori non aderenti all'OPEC si stanno avvicinando ancor più velocemente al fatidico momento, e che la maggior parte delle riserve si trovano in Medio Oriente, è facile capire come l'acuirsi delle tensioni tra mondo islamico ed occidentale rischi di rendere ancora più problematico il nostro accesso a fonti convenienti di approvvigionamento petrolifero.
Messi con le spalle al muro, gli Stati Uniti e gli altri paesi industriali potrebbero far ricorso a materiali più "sporchi", carbone, sabbie bituminose e greggio pesante, con la disastrosa conseguenza di accentuare il surriscaldamento del pianeta ed infliggere un colpo mortale al già vacillante ecosistema terrestre.
La via d'uscita da questo drammatico scenario è un nuovo regime energetico fondato sull'idrogeno, che rivoluzionerà le nostre attuali istituzioni politiche e di mercato, proprio come fecero il carbone ed il petrolio all'inizio del processo di industrializzazione.
L'idrogeno è l'elemento chimico più semplice e diffuso nell'universo, nonché il principale costituente delle stelle e quindi del sole; se adeguatamente sfruttato, potrebbe diventare il "carburante perpetuo", inesauribile e del tutto esente da emissioni inquinanti.
Notevoli saranno le ricadute sociali di questa imminente rivoluzione energetica. "Le fondamenta dell'economia dell'idrogeno sono già gettate. Poiché si trova ovunque ed è inesauribile, se adeguatamente sfruttato l'idrogeno consentirà ad ogni essere umano di avere potere, diventando la base del primo regime energetico realmente democratico nella storia dell'umanità. Le celle a combustibile alimentate ad idrogeno sono già state commercializzate per produrre energia, luce e calore ed essere installate in fabbriche, uffici, negozi, abitazioni, automobili, autobus e camion".
Attualmente, tanto la produzione dell'idrogeno quanto quella delle celle a combustibile è ancora troppo costosa. "Ma decine di aziende di nuova costituzione, oltre ad alcuni colossi multinazionali (primi tra tutti la BP, la Shell e la General Motors), stanno entrando nel settore, nella speranza di aprire la strada all'economia dell'idrogeno".
Senza accesso all'energia, ed in particolare all'energia elettrica gli uomini non hanno alcun potere di controllo sul proprio destino. L'era del petrolio ha portato con sé una infrastruttura energetica fortemente centralizzata, con la conseguente cristallizzazione della infrastruttura economica, "che ha favorito i pochi rispetto ai molti".
L'economia all'idrogeno, invece, consentirebbe lo sviluppo di una infrastruttura energetica decentralizzata. "Collocare microimpianti energetici presso l'utente finale (cui l'autore dà il nome di "generazione distribuita") mette a repentaglio il tradizionale dominio degli impianti di generazione centralizzati, nati e cresciuti durante l'era dei combustibili fossili. L'utente, non più solo consumatore, può diventare produttore dell'energia che usa”.
A differenza dell'attuale flusso di energia, che procede dall'alto verso il basso, centralizzato e governato con pugno di ferro dalle grandi multinazionali del petrolio e dell'elettricità, l'economia dell'idrogeno può creare le condizioni per una massiccia redistribuzione del potere.
Quando milioni di utenti finali connetteranno le loro celle a combustibile, alimentate ad idrogeno, in reti energetiche locali, regionali e nazionali, utilizzando le stesse tecnologie intelligenti e gli stessi principi di progettazione che hanno reso possibile Internet, attraverso la creazione del Worldwide Energy Web, si affermerà un nuovo uso dell'energia paritario e decentralizzato.
Le persone potranno, così, condividere e scambiare energia fra loro da pari, e sfuggire una volta per tutte alla morsa delle gigantesche società energetiche ed elettriche. "La rete energetica mondiale dell'idrogeno, l'HEW (Hydrogen Energy Web) sarà la prossima grande rivoluzione economica, tecnologica e sociale della storia. Si innesterà sullo sviluppo della rete globale di comunicazione, avviata negli anni Novanta, e stimolerà la nascita di una nuova cultura della partecipazione".
Un'utopia ?
"Anche se l'HEW è potenzialmente una rivoluzione dell'energia in grado di decentralizzarne e democratizzarne la produzione, ridefinendo le istituzione economiche e sociali secondo linee del tutto nuove, non vi è alcuna garanzia che nella realtà si riesca a farlo. Al riguardo, la storia di Internet e del World Wide Web è istruttiva..... Fin dall'inizio, le forze economiche si sono coalizzate per impadronirsi dei portali di cyberspazio, facendo sì che tali aziende (l'autore si riferisce in particolare ad AOL e Microsoft) diventassero custodi ed arbitri dell'era dell'informazione.
La rete energetica dell'idrogeno dovrà confrontarsi con opportunità e minacce analoghe. Che l'idrogeno diventi realmente l'energia del popolo dipende in gran parte da come verrà sfruttato nelle prime fasi dello sviluppo tecnologico", cioè dipenderà dalla volontà politica dei governi nazionali e locali, delle istituzioni finanziarie mondiali, delle organizzazioni della società civile.
Questo signore è Jeremy Rifkin.